Il tarlo

copertina del libro

La famiglia è questo, un posto dove in cambio di un tetto e un piatto caldo resti intrappolata con un pugno di vivi e un altro di morti. Tutte le famiglie hanno i loro morti sotto il letto, solo che noi i nostri li vediamo.

I fantasmi che si agitano nella casa sono quelli della differenza di classe, della prevaricazione e dell’odio ignorante verso le cose che non si capiscono.

L’autrice, ispirandosi alla sua vera famiglia, racconta quello che ha lasciato in eredità il suo bisnonno. Nato in povertà, ricerca il riscatto di classe in una società basata sullo status quo e, stando ben attento a non minacciare mai la sicurezza di chi sta al di sopra, lo trova ingannando con promesse d’amore donne che condanna a una vita di prostituzione. Alla moglie riserva invece una vita domestica di botte e servilismo. La casa allora diventa una prigione da dove è difficile evadere. E che pagina dopo pagina diventa la protagonista. L’autrice immagina la casa prendere vita: i muri scricchiolano, i mobili sbattono le ante, le stoviglie si infrangono sul pavimento. La casa e i mobili vivono e respirano, attraversati dalle ombre che la abitano. Ombre di morti che non riescono a passare oltre, ombre di rancore e di odio.

È un gioco a scoprire la verità questa storia narrata da due donne: la nonna e la nipote. Che non a caso non hanno nome: sono donne che potrebbero essere chiunque e nate ovunque.

Tutte le donne della famiglia sono condannate ad avere quel tarlo che le divora da dentro. Condannate ad espiare una colpa ereditata.

In questa narrazione le ombre prendono un corpo etereo eppure ingombrante per non essere dimenticate.

A metà fra un horror e un thriller cerchiamo pagina dopo pagina la ragione di tutto quel rancore. Lo troviamo nel disprezzo del diverso, nella ripugnanza verso i poveri, nel desiderio malato di ottenere quello che non si può avere, nel risentimento nascosto nel sapere che sei nato dalla parte sbagliata della società.

E ci dicono che in fondo non esiste redenzione.

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