Cioccolato amaro: una storia lunga 13 anni

copertina del libro Cioccolato amaro

Cioccolato amaro, un romanzo lungo 13 anni e 619 pagine di lacrime, dolore, bugie e tradimenti. Assolutamente non il mio genere.

Scelto da una bancarella, folgorata dalla quarta di copertina:

Haiti, 1985. A diciassette anni, tutto ciò che Laure St Lazâre desidera è fuggire lontano dall’atmosfera soffocante della casa di famiglia. Dopo essere stata abbandonata a soli due anni da sua madre, l’affascinante e impulsiva Belle, è difficile per lei vivere con una nonna severa e intransigente con cui non è possibile alcun dialogo. Per fortuna c’è Améline, l’unica vera amica di Laure. […] Dall’altra parte del mondo, Melanie sembra condurre una vita molto diversa. […] fino a quando il suo destino si intreccerà fatalmente con quello delle due ragazze haitiane.

Folgorata perché mi sono ormai montata la testa, e sto scrivendo il mio secondo romanzo. Le protagoniste sono tre giovani ragazze ed è ambientato nel 1989. Ho pensato: che splendida affinità!

L’ho portato con me in vacanza. 619 pagine non sono uno scherzo, e in vacanza ero sicura di avere tutto il tempo necessario per leggerlo e finirlo. Andava tutto bene. I personaggi sono tanti, tutti delineati nelle sfumature che l’animo umano può avere. Le ambientazioni sono così variegate e così ben descritte che viene voglia di cercarle su Google Maps per scoprire se sono davvero così come la scrittrice ce le racconta.

Poi intorno a pagina 250 crolla tutto.

Lui: bello, ricco, impossibile e bianco, si innamora di lei: povera, con un passato discutibile e nera. E se la sposa.

È dai tempi di Pretty Woman che detesto questo genere di storie. In Cioccolato Amaro si aggiunge anche la componente razziale: svolta narrativa che traghetta il romanzo nella sezione “romanzi d’amore Harmony” [di cui ho una discreta dimestichezza considerato che hanno riempito la mia solitaria estate dei 12 anni]

Ero ad un terzo del libro: non ho mollato.

Il finale frettoloso e con qualche incongruenza rispetto all’intera narrazione, mi hanno fatto desiderare di abbandonare il libro nel residence che mi ha ospitato. Forse poteva far felice qualcuno che avrebbe apprezzato.

Invece è ancora con me. Lo seppellirò in seconda fila in una delle librerie.

La mia incapacità di liberarmi dei libri ha qualcosa di patologico, ma è così rassicurante.

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