Un libro sul gusto dei sentimenti

L’incipit più bello della storia della letteratura mondiale, per me, rimane quello di Anna Karenina di Lev Tolstoj:

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo»

E se ve lo state chiedendo: si, l’ho letto. Tutto.

Un incipit per me folgorante, interessata da sempre a capire le dinamiche familiari di famiglie che non fossero la mia. Così quando ho letto la sinossi del libro di Aimee Bender ho capito subito che era il libro giusto per me.

L’inconfondibile tristezza della torta al limone, questo il titolo, ha come protagonista Rose, una bambina che alla vigilia del suo nono compleanno scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi ha preparato quella pietanza, mentre lo preparava.

Quindi ogni cibo ha un sentimento, riassunse George quando provai a spiegargli del rancore acido nella gelatina di uva. Mi sa di si, dissi. Un sacco di sentimenti, precisai.

Insieme al migliore amico di suo fratello, di qualche anno più grande, scienziato in erba, iniziano una sorta di osservazione scientifica. Assaggiando e annotando. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia. Il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione. Ma il peggio è il cibo preparato dalla madre: sapore di angoscia e disperazione, che sfuma nel senso di colpa. Unica eccezione i cibi industriali, quelli non hanno sentimenti.

Rose così si trova ad affrontare i segreti nascosti della sua famiglia e del mondo degli adulti, che dietro una cortina di falsa tranquillità nascondono un universo emozionale inespresso.

Perché io sento il sapore dei sentimenti che le persone non sanno nemmeno di provare, le risposi. Ed è un’esperienza assolutamente di merda, conclusi. 

Cosa mi è piaciuto di questo romanzo

Attraverso l’artificio del sapore dei cibi la scrittrice ci racconta della difficoltà di digerire i comportamenti e le prassi che ogni famiglia possiede. C’è chi preferisce “sparire”, come accade al fratello della protagonista. Rose invece sceglie la strada della resilienza.

Io a tavola non parlavo perché ero tutta intenta a sopravvivere al pasto. 


Quel pasto a cui sopravvivere è la dinamica distorta e infelice della sua famiglia, che nasconde il malessere seppellendolo sotto uno strato di normalità e tranquillità.

Normalità e tranquillità, come la preparazione di una torta al limone per il nono compleanno della piccola di casa.

Foto di Julissa Capdevilla su Unsplash

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